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Gli ETEROSESSUALI e la “GAMMA DI VARIANZA”

di Mauro Abate

  "Il piacere più nobile è la gioia della comprensione."
Leonardo

Ė inusuale, quando si parla di comunità LGBTI+, che venga approfondito anche il tema degli eterosessuali, tuttavia nello spettro degli orientamenti sessuali, come presto vedremo, “tutto si tiene”, tutto è collegato. Gli eterosessuali, che costituiscono la maggioranza della popolazione, tendono a pensare che la specie umana sia binaria, cioè che si manifesti con due generi, maschile e femminile, reciprocamente attratti poiché ciò è funzionale alla riproduzione. Ritengono che l’eterosessualità sia l’unica condizione per la quale si possa usare il termine “normalità“. Punto. Ogni altra condizione o orientamento sessuale, nella migliore delle ipotesi, viene generalmente vista come una devianza, un’anomalia o il risultato di un’incompleta maturità, se non un “deragliamento” dal binarismo, da tollerare per essere “politicamente corretti”. Di conseguenza, anche nei contesti in cui gli eterosessuali si dimostrano aperti, illuminati e progressisti, vedono se stessi come le uniche persone veramente normali, che fanno il generoso sforzo di condividere questo mondo con la comunità LGBTI+.  Ci si pone la domanda: ma le cose sono realmente così, in biologia, nella psiche delle persone, e nell’idea di come deve essere concepita e organizzata la società?

L’evidenza scientifica ci porta ad ampliare e a modificare la visione tradizionale. Nell’ultimo sondaggio Gallup, condotto negli USA nel 2020, basato sulle dichiarazioni degli intervistati, risulta che gli appartenenti alla comunità LGBTI+ sono il 5.6%, della popolazione, in rialzo dall’ultimo sondaggio del 2017, quando erano il 4,5%. L’86.7% dichiara di essere eterosessuale, e il 7,6% non risponde alla domande. Nella restante parte della popolazione mondiale la situazione è sovrapponibile. In realtà, come per gli omosessuali, nessuno sa l’esatta percentuale degli eterosessuali, perché una parte che tali si definiscono forse non lo sono, o hanno orientamenti coesistenti (bisessuali etc.) e lo tengono riservato per sé, o non lo ammettono neanche a se stessi.

Si rendono necessarie alcune considerazioni:

– in una società eteronormativa, a prescindere dall’omofobia, l’orientamento eterosessuale è anche indirizzato, conformato, dal “controllo sociale”, cioè dall’induzione dell’orientamento in base alle aspettative e previsioni da parte dei genitori, della scuola, delle istituzioni, della religione, delle persone con cui ci si relaziona ecc. L’indirizzamento dell’orientamento sessuale in fase formativa è un potente fattore, come sanno bene anche gli omosessuali che devono resistergli per rimanere nella loro condizione. Sanno anche che questo fattore induce spesso stigma, disapprovazione e omofobia nei loro confronti, e che devono fare fronte e resistere anche a ciò.

– manca una definitiva comprensione di come si formi l’orientamento sessuale, specie nell’omosessualità. La maggioranza degli studi recenti propendono a ritenere che sia predeterminato, cioè che si formi per dei fattori biologici durante la vita embrionale, fetale e nel periodo immediatamente successivo alla nascita. Tra questi fattori, i più importanti riguardano il patrimonio genetico, oppure degli squilibri ormonali (insufficiente produzione di testosterone o eccesso di progesterone nel caso dell’omosessualità maschile, eccesso di ormoni corticosteroidi per quella femminile). Questi fattori riguardano la madre, il nascituro, o entrambi. Si pensa che i fattori genetici interessati siano molteplici, e che altri fattori biologici abbiano un ruolo. Ad es., la constatazione che l’omosessualità sia più frequente nei fratelli maschi minori, il cui parto segue quello dei fratelli maggiori, fa ipotizzare che nella gestante, la madre, si possa creare una condizione di immunizzazione verso la placenta e/o gli embrioni successivi, che sarebbe responsabile di squilibri ormonali androgenici. Tutti questi fattori in ultima analisi darebbero come risultato una variazione dell’organizzazione neurale, specialmente delle aree dell’ipotalamo (una parte dell’encefalo) responsabili dell’orientamento sessuale. Si crede che anche le condizioni di ipogonadismo fetale e post-natale, descritte in un’apposita pagina di questo sito, possano predisporre all’omosessualità su base biologica. Credendo nella genesi biologica dell’orientamento sessuale, diversi studiosi omosessuali, a partire da Magnus Hirschfeld nell’800, propendono a ritenere che l’omosessualità maschile e femminile costituisca in definitiva “un terzo sesso”, rispetto ai tradizionali della binarietà. Un link a una pubblicazione riassuntiva di queste tesi si trova a piè pagina 1.

Un altro indirizzo di studi e di teorie ritiene invece che la causa dell’omosessualità sia esclusivamente psicogenica. Ritengono che, in seguito ad un’accurata analisi, nessuno dei fattori causali adotti dai promotori della teoria neuroendocrina/biologica sia stato effettivamente provato. Ritengono che alla nascita ci si trovi di fronte a una “tabula rasa”, su cui si forma l’orientamento sessuale, prima da bambini e poi da adolescenti, sulla base non solo dell’educazione e del controllo sociale sopra menzionati, ma anche di vari fattori personali e familiari. Questi studi, che ampliano le osservazioni e le teorie di S. Freud, rilevano sostanzialmente due cause psicogene: la presenza di una madre forte, autoritaria, e di una figura paterna poco presente o assente. Cio’ predisporrebbe il bambino prima e l’adolescente poi a non identificarsi con il proprio ruolo di uomo o donna maturo, sviluppando interesse verso individui dello stesso sesso. Influenzerebbero anche i complessi di inferiorità, derivanti da difetti fisici o meramente psicologici, con mancata maturazione o sviluppo della personalità e della psiche verso lo stato di adulti etersessuali, che porterebbe all’ammirazione, o alla ricerca e attrazione verso individui dello stesso sesso percepiti come “modelli di normalità” o superiori. Per questi studiosi l’omosessualità sarebbe quindi una “neurosi comportamentale” caratterizzata da immaturità psichica o inappropriato sviluppo. Una pubblicazione che riassume queste teorie è riportata in calce 2.

I sostenitori del primo tipo di teorie quindi ritengono che i fattori psicogenici siano solo un riflesso, la conseguenza manifesta di dinamiche psicologiche messe in moto in realtà dai fattori biologici endogeni. I fautori delle teorie psicogeniche ritengono l’esatto contrario, e cioe’ che quelli che si considerano fattori biologici sono solo il risultato di apparenti coincidenze, non provate, che si vogliono considerare per ricavare teorie biologiche di condizioni che hanno invece una base psicogenica.

Molti studi sono ancora necessari. Attualmente la maggior parte degli studiosi ritiene che le teorie biologiche spieghino meglio la genesi dell’orientamento sessuale, specialmente nei fini meccanismi biologici e neurali con cui tutto ciò si realizza a livello cerebrale. Si ritiene quindi che per la la genesi dell’omosessualità, classicamente vista come multifattoriale, i primi fattori, di tipo biologico, sono più determinanti di quelli di tipo psicogeno (su base personale, familiare, e sociale), che pure incidono e possono essere rilevanti. Tuttavia occorrono altri studi e riflessioni prima di raggiungere conclusioni univoche, e nel frattempo ritengo sia piu’ opportuno considerare entrambe le possibilita’ quali influenti su base multifattoriale.

D’altro lato, nella condizione delle persone intersessuali sembrano prevalere fattori biologici. Con ogni probabilità anche nelle condizioni delle persone transgender, transessuali, genderqueer e genderfluid (che comunque hanno una diversa percezione di genere, non binario) – e che sono state descritte nelle apposite pagine – agiscono in parte o in toto dei fattori biologici.

L’esame della genesi dell’orientamento e dell’identità sessuale rende comunque necessarie ulteriori riflessioni.

Infatti, si ritiene che l’orientamento sessuale non sia frutto di una scelta, ma piuttosto di una naturale propensione che costituisce una parte importante della propria persona, che inizia ad affacciarsi durante l’infanzia, e che si presenta in tutta la sua evidenza durante l’adolescenza. La maggior parte degli psicologi ritiene infine che quando l’orientamento sessuale si è formato sia molto difficile, se non impossibile, cambiarlo. Era questo l’obiettivo delle cosiddette “terapie riparative”, a cui gli omosessuali venivano sottoposti per divenire etero. In alcuni Stati degli USA queste “terapie” sono state vietate, perché portano a infelicità e tentativi di suicidio coloro sulle quali vengono tentate, oltre a fare perdere loro autostima, e a fare loro introiettare lo stigma e la disaprovvazione sopra descritte. D’altro lato la plasticità della psiche umana ci induce a essere cauti nel giungere a conclusioni definitive circa la reversibilità o meno dell’orientamento e dell’identità sessuale, in ogni direzione.

Ci si pone ancora la domanda di come mai le condizioni non eterosessuali, che abitualmente non portano alla riproduzione, persistono in tutti i popoli, e costantemente nella storia del genere umano. In base alla classica teoria di Darwin, avrebbero già dovuto estinguersi, e molto tempo fa.

 I due motivi per cui la fenomenologia si ripropone paiono essere:

– nell’ambito dei fattori biologici, la complessità dell’intero sistema di riproduzione, che tende intrinsecamente a creare quante più variazioni possibili.  I due fenomeni della meiosi e del crossing over cromosomico, che abbiamo descritto in una pagina apposita, dimostrano che la natura, seguendo leggi universali, fa sì che tutto muti, e poi si unisca per modificarsi ancora, per ricombinarsi in unità sempre più larghe, in sistemi più evoluti e complessi, incessantemente.

– la complessità del sistema è comprensibile perché da un lato deve tendere a creare due generi, maschile e femminile, alquanto differenti tra di loro sotto molti profili, anche psichici, ma deve realizzare un altro scopo, quello di creare organismi che siano in grado di relazionarsi con l’ambiente esterno essendo funzionali in innumerevoli modalità operative, tramite l’encefalo, e per farlo questi deve anche essere capace di formulare innumerevoli pensieri ed essere in grado di provare infinite emozioni. Inoltre, gli individui dei generi o delle condizioni che vengono create, devono anche interagire tra di loro in modo proficuo per molti e significativi aspetti. Se venissero generati solo individui di genere maschile e femminile, attratti tra di loro per la riproduzione e basta, ci troveremmo di fronte a una situazione per cui tra gli individui dello stesso genere maschile o femminile non vi sarebbero praticamente rapporti, ma solo una competizione conflittuale per accoppiarsi con persone dell’altro genere. Mancherebbe in sostanza la cooperazione, la buona disposizione, l’amicizia tra persone dello stesso genere, che è fondamentale per lo sviluppo dell’intera specie. L’encefalo, o la natura se preferite, deve ottemperare anche a questa esigenza. Come rilevò Freud, in quel caso rivolgendo l’attenzione all’energia psichica risultante da questo complesso sistema : “In tutti noi, per tutta la vita, la libido oscilla di solito tra oggetti maschili e femminili. ” (S. Freud, Psicogenesi di un caso di omosessualità in una donna  – 1920)

Potremmo approfondire la realtà neuronale, fisio-neurologica con cui queste stupefacenti funzionalità avvengono. Mi limiterò a fare notare che l’encefalo è costituito da miliardi di neuroni, collegati dinamicamente tra di loro tramite dendriti e assoni, che realizzano un numero sconfinato di possibilità funzionali. Desta stupore che la natura sia stata in grado di formare in relativamente poco tempo, e su piccola scala, quanto è capace di fare nelle infinite possibilità che sempre di più riscontriamo su scala cosmica. La vita è apparsa sulla Terra circa 500 milioni di anni fa, gli ominidi si sono separati dagli altri primati circa 7 milioni di anni fa, l’Homo Sapiens è comparso circa 300.000 anni fa, tutti tempi assai brevi su scala cosmica, considerando che l’universo ha circa 13 miliardi di anni. Queste riflessioni ci portano verso altre scienze, ma è bene ricordare il substrato, le dinamiche e gli orizzonti dell’universo in cui avvengono questi fenomeni. Carl Sagan, il cosmologo e divulgatore scientifico americano, sosteneva che noi siamo l’universo che contempla se stesso. Tuttavia, a ben vedere, noi siamo parti dell’universo che cercano, tramite delle decisioni, di prendere una parte attiva riguardo a fenomeni finora determinati da sole leggi generali dell’universo.

Si è detto in altre parti di questo lavoro che la natura è una complessa fucina dinamica che genera individui che presentano diverse condizioni e diversi orientamenti sessuali, in cui si riscontra una spiccata adattabilità e fluidità, anche mentale. Si potrebbe pensare che tutte le condizioni e gli orientamenti diversi dal binarismo e dall’eterosessualità sorgano per degli errori causati dalla grande complessità del sistema che è alla base della riproduzione sessuale, sia che si considerino i fattori biologici, sia quelli psicogeni anzi descritti.

Tuttavia la caleidoscopica fenomenologia che viene generata, con una moltitudine di condizioni e orientamenti sessuali, e la sua reiterazione, ci permette perlomeno di supporre che la natura, nella sua grande complessità, per raggiungere le sue finalità ricorre a una modalità operativa dinamica che prevede un’intrinseca “gamma di varianza”. Va anche ricordato che le condizioni descritte finora (E, L, G, B, T, I ecc.) non si presentano con pattern definiti o standard, quanto piuttosto con un continuum di situazioni variegate e sfacettature individuali, in cui talvolta sembrano riconoscersi delle tipologie. Molti individui sanno, perlomeno intuitivamente e in modo non verbalizzato, che la gamma di varianza esiste nella realtà, e cio’ li spaventa per il timore di venirsi a conoscere. Quindi la sua demonizzazione e mancata accettazione e’ una delle cause piu’ potenti che conducono all’omolesbobitransfobia (piu’ comunemente detta “omofobia”), mentre la diffusione della sua conoscenza e l’importanza della sua serena accettazione sono importanti risorse culturali che vanno implementate il piu’ possibile.

C’è chi vede nelle molteplici condizioni diverse dall’eterossessualità la finalità della natura di creare individui che siano utili al genere umano non elettivamente per la sua riproduzione, ma per il contributo che possono dare con le loro peculiari qualità. Ciò è confermato dalla palese realtà di tutti i giorni: gli eterosessuali che hanno relazioni basate sul rispetto con persone di altre condizioni od orientamenti si rendono presto conto di trovarsi di fronte a persone assolutamente ordinarie, “normali”, capaci di allacciare profondi, duraturi legami affettivi e unioni con i propri partners. Persone che lavorano e pagano le tasse come tutte le altre. Persone con cui è agevole e gradevole relazionarsi, e che di sovente hanno grande spessore umano e culturale, che fanno molto riflettere e maturare sulla visione del mondo gli eterosessuali, e anche sulla loro stessa eterosessualità, inducendoli a vivere la sessualità e ogni aspetto della loro personalità in modo rispettoso, gentile, amorevole, e quindi a migliorarli. Questo ci conferma, ove ce ne fosse bisogno, che apparteniamo allo stesso genere, quello umano. Siamo fatti della stessa materia, abbiamo la stessa natura quale madre, di cui siamo figlie/i/*. Per cui preferiamo pensare che sia gli eterosessuali sia gli LGBTI+  facciamo parte dello stesso sistema naturale: esprimiamo tutte/i/* varianti naturali della sessualità, tutte portatrici di valori positivi. Per questo motivo abbiamo accomunato tutte le condizioni e gli orientamenti sotto i colori dell’arcobaleno, che peraltro è un antico simbolo di unione tra terra e cielo, di Alleanza tra Dio e il genere umano.

In definitiva, a prescindere dall’antico dibattito su “si nasce /si diventa“, si dovrebbe concludere che comunque “si è“, cioè, a prescindere da ogni spiegazione scientifica sul costituirsi di un desiderio o di un sentirsi, la società ha il dovere di rispettare e proteggere l’autodeterminazione dell’individuo.

Il comportamento degli eterosessuali è davvero irrepresensibile?

Usualmente, nelle iniziative a favore della comunità LGBTI+, gli eterosessuali appaiono come coloro sui quali non vi siano dubbi sulla normalità, e poiché si mostrano in questi contesti quali illuminati e generosi, si tende a pensare che questo sia vero per tutti gli eterosessuali. Purtroppo le cose non sono così.

Ogni anno nella sola Italia accadono almeno un centinaio di femminicidi, in genere giustificati dalla gelosia, cioè da una forma di possesso. Non si contano i maltrattamenti, psichici e fisici, a cui sono sottoposte le donne, a cui non viene data la definitiva possibilità di raggiungere la piena parità delle opportunità occupazionali e salariali. La prostituzione femminile è in aumento, e ci sono individui che la favoriscono. La vergognosa e vile piaga dell’omotransfobia non è mai diminuita, e la legge Zan non è stata approvata, per un’opposizione conservatrice che si è arrampicata sugli specchi con giochi linguistici per mantenere quanto più possibile lo status quo attuale.

A prescindere da questi fenomeni eclatanti, le relazioni tra eterosessuali sembrano essere in crisi. Il numero di separazioni e divorzi è esorbitante e in aumento, le famiglie sono in crisi. Per questi disagi vengono chiamati in causa fattori economico-sociali, o generazionali. Anche le stesse relazioni eterosessuali sembrano essere divenute molto difficili. La distanza sociale è un freno alle relazioni. Notoriamente l’emancipazione femminile genera ansie nei maschi. La religione dominante pare reprimere le relazioni, insistendo su modelli di rapporti tra uomini e donne ormai anacronistici, lontani dalla realtà, quasi mitici. Insieme a un modello consumistico che si basa su desideri semplicistici e inarrivabili ai più (auto di lusso, località turistiche idilliache, donne avvenenti e uomini atletici ecc.) promuove l’aspettativa, o l’illusione, che sia possibile trovare un giorno il fatidico principe azzurro o la principessa dei sogni, che in ultima analisi generano solitudine o alienazione delle persone.

Negli ultimi anni è stata proprio la comunità LGBTI+ a farci riflettere, e a insegnarci, che qualunque sia la nostra condizione od orientamento sessuale, le relazioni che allacciamo devono sempre essere basate sul rispetto e sull’amore. Apparteniamo a un solo genere, quello umano, e solo con la comprensione reciproca, il rispetto, la solidarietà, l’amicizia e amore per tutti i nostri prossimi, di tutte le condizioni e orientamenti, si potrà costruire una società giusta, inclusiva, solidale. Ė su queste basi che deve fondarsi l’intera società, e la nostra proposta di alleanza e amicizia ELGBTI+ ci sembra una grande occasione per incamminarci verso una via meravigliosa che si dischiude davanti a noi.

Agedo: Associazione Nazionale di genitori, parenti, amici di persone LGBT+

1 Minireview: Hormones and Human Sexual Orientation (nih.gov), di Jacques Balthazart

2 On the Psychogenesis of Homosexuality (nih.gov), di Gerard J.M. van den Aardweg, Ph.D.